Tra  noi di Sullastrada  e Michele Ruschioni c’è una storia lunga e poche – ma importantissime –  cose in comune.

Lo abbiamo conosciuto come giornalista politico, uno dei più acuti,  sempre rispettoso dell’intelligenza, come la politica vorrebbe.  Quindi, la prima cosa in comune  tra noi e Michele è il percorso giornalistico, nella sua aspirazione più elevata. Proprio per questo, come noi, ha saputo capirne il tracollo più frustrante, in mancanza di cambiamenti rispetto al passato.  Bisognava trovare nuove strade. Michele Ruschioni è  uno degli eletti che è riuscito a mettere in atto un progetto dopo questa constatazione. La vecchia scuola ha consentito a Michele di applicare ai nuovi strumenti le grandissime qualità professionali che possiede. Tra tutte: quella di capire qual’è la sostanza di ogni fatto, il succo della storia. D0v’è la “ciccia” come diceva a me il caporedattore e,  con ogni probabilità, anche a  lui.

Ha del romano la battuta sorniona, la scaltrezza, l’ironia, la vocazione a trovare vie d’uscita. Purtroppo, a differenza di noi, è di Roma Nord, e questo è gravissimo. Ma per gli amici, in qualche occasione, oltrepassa persino il laghetteo dell’Eur.

Noi, che lo conosciamo dagli albori, e condividiamo con lui il sogno del fancazzismo, lavorando invece come pazze, abbiamo quindi intuito la grandezza di questo Re Mida che trasforma in oro ogni  progetto di comunicazione, si esso in ambito  politico, turistico, sanitario o enogastronomico.

Ad esempio quando ha trasfomato la supercazzola partita in una sera davanti a una brace in un lavoro redditizio.

Braciamiancora.com è una pagina con 720.000 fan circa su Facebook, il doppio della tiratura di un  quotidiano.  E’ un giornale online, un canale Youtube con oltre 3 milioni di visualizzazioni e un profilo Instagram che attira ogni giorno centinaia di like. 

Per farvi capire: una sera è venuto a trovarci a Gnam, festival del cibo di strada. Appena è arrivato e ha guardato intorno le diversi braci accese dal caciocavallo impiccato, agli affumicati, fino all’aragosta, per poi scegliere i piatti più umili: prima la bombetta dell’associazione che ne preserva la ricetta, poi gli arrosticini abruzzesi homemade del pastore abruzzese.  Ha acceso il computer, ha sentito la storia, ha valutato cosa fosse interessante, ha impostato luci, audio, suono: nemmeno fosse una diretta Rai. Ha aperto la diretta Facebook con due domande secche, un minuto circa. Migliaia di persone si sono collegate immediatamente e altrettante lo hanno raggiunto.

Chi erano? Quale è è il popolo di Braciami Ancora? Chi segue Michele Ruschioni? TUTTI. Pure noi di Roma Sud, fascisti, renziani… Pure i vegani che gli fanno la guerra alimentandone le popolarità.

Perché seguono Braciami Ancora? Perché la brace rappresenta qualcosa che ci appartiene a livello ancestrale, da quando è stato inventato il fuoco. Ci rimaniamo intorno e lo contempliamo. Fare la brace significa eseguire un rito collettivo. Stare in compagnia, rifiutare il cibo preconfezionato,  celebrare la carne, il pesce, le verdure nella loro crudezza.

E’ un po’ anche allontanarsi da certi schemi acrobatici culinari  un po’ snob. Se fosse una motocicletta la brace sarebbe l’Harley Davidson: bellezza, lentezza, una bella scorza dura all’esterno per persone che hanno ben chiara l’essenza della vita sotto la rude corazza.

Ora Michele Ruschioni ha scritto pure  un libro BRACIAMIANCORA. E ci tocca comprarlo.   Racconta l’avventura di questa tribù del barbecue che ha trovato il suo indiscusso leader, la sua riscossa in un mondo sempre più bistrattato: quello dei grigliatori, soprattutto carnivori.  “Al di là delle  mode vegane, bypassando la cucina gourmet, facendo spallucce ai consigli degli chef che spopolano in televisione, cresce la comunità di persone che amano questo tipo di cucina informale, conviviale e dal forte potere aggregativo.  Un cibo cotto sulla griglia risveglia antichi istinti mai del tutto sopiti e, con il suo ipnotico sfrigolio e l’inconfondibile aroma che conquista le narici di chi si trova nei paraggi attira, attira a a sé tutti, senza distinzioni.“Viviamo in un’epoca in cui dalla mattina alla sera siamo circondati dai messaggi dell’industria alimentare che ci tenta e vorrebbe che cedessimo ai suoi prodotti precotti e preconfezionati, per questo dico che chi oggi organizza un barbecue compie un atto rivoluzionario, una sorta di guerra di indipendenza nei confronti dell’industria alimentare” afferma Michele Ruschioni. “A qualunque latitudine ci si trovi, che sia l’Equatore o la regione dei  laghi scandinavi, accendere il fuoco per cuocerci sopra del cibo rappresenta un rito che si assomiglia sempre: ci si siede intorno al braciere, si fa cerchio, si crea un legame tra i presenti”. “Mi colpì una frase che mi disse anni fa un anziano pitmaster di colore incontrato nel New Jersey: lui non aveva dubbi, nella sua lunga e tribolata esistenza aveva visto solo due cose accumunare neri e bianchi senza distinzione. La guerra in Vietnam e il barbecue. Ecco nel libro racconto storie così e mille altri aspetti, che molti danno per scontato, riguardo la cottura a fuoco vivo“ spiega l’autore.  Seguendo il profumo delle griglie roventi che si avverte forte pagina dopo pagina il lettore fa un viaggio nel tempo tra aneddoti, testimonianze, riflessioni in cinque continenti.  Assicura Michele che dopo aver letto questo libro la prossima grigliata sarà senz’altro diversa. Sicuramente più bella. Per noi lo è stato già il primo incontro con Michele. Da allora la cosa che senz’altro ci accomuna, è il profumo della brace, sia essa ai Parioli o all’Eur.

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