Un mondo di libertà si affaccia sul parchetto Ricciardi di fronte alla metro di San Paolo. Un mondo di gioventù dinoccolata, pulita e spensierata. Generazioni si susseguono: dai pantaloni a zampa di elefante con camicie fiorate e basettoni siamo passati ai piumini leggeri come nuvole, scarpe fluorescenti e barbe maschie. Invece, intramontabile, immutata,  all’angolo tra via Tessalonica e via Corinto,  c’è  la pizzeria a taglio perfetta per una sosta  imprevista.

Loro sono “I Gemelli”, sempre uguali. Ora che ci penso non credo che ci sia mai stata un’insegna fuori. Ma il mondo sa che pizza c’è lì. Uno gemello detiene il segreto dell’impasto, uno la serve. Il locale non è sempre aperto proprio perché riescono a farne una quantità limitata e non sono, come si dice a Roma, “gargarozzoni”. Non si sono mai arricchiti, hanno sempre lavorato. Clienti principali sono i ragazzi del vicino Istituto Tecnico Armellini,  gigantesco rifugio di migliaia di giovani da tempo immemore.

Giovani che mangiano davvero, in età da tempeste ormonali, sport ed energia a iosa. Così la pizza  costa pochissimo e con tre euro te ne mangi una sleppa notevole, perfetta per  placare fami insaziabili di vita, come quelle che si hanno in era brufolare.

La mattina, prima di entrare a scuola, si alza la serranda.

Le teglie sono piene, ma tutti aspettano la rossa. Se siete alla ricerca di pizze complesse, tipo bufala e porcini, non è questo posto. Qui  c’è una scelta variabile, ma a catena tutti entrano e se hanno la pazienza che merita, aspettano  quella con solo il pomodoro. Se volete  cambiare, per sfizio, magari provate quella con le patate, ma vi accorgerete del gran distacco dal core business aziendale.

Dunque la rossa e sottilissima, croccante, digeribile. Il pomodoro è perfetto, non zuccherato per smontare l’acidità con trucchi paraculi.  Te la serve il gemello, con le mani grandi, pulite, e prima di dartela ti chiede. “Peperoncino?”.  Io dico  sempre sì,  perché “è la morte sua”, come diremmo  da queste parti -spero che Cracco sappia cogliere la sfumatura critica, ove mi leggesse.

La pizza è favolosa. Non ci sono tavolini per accomodarsi. Ti puoi guardare le foto di Sebino Nela coi gemelli, ricordare lo scudetto del 1983, quando ci riversammo tutti a Circo Massimo e Antonello Venditti cantava sotto le stelle “Grazie Roma” che anche  se non eri romanista lo diventavi. A dire la verità non sono pochi nemmeno i laziali che frequentano I Gemelli. Magari loro escono per non soffrire. Subito fuori c’è il  meraviglioso mercato rionale, un rarissimo calzolaio che ha le radici qui dal dopoguerra, un’agenzia di viaggi per sognare.  Se rimani dentro facile che ascolti Franco Califano in sottofondo, qualcuno che ricorda quando ai giardini della Basilica giocava a pallone pure Pasolini,  se capitava, nelle sfide interminabili con quelli di Garabatella. E c’è quasi sempre qualcuno pronto a discutere di sport o di politica. Il gemello al taglio della pizza ammicca, annuisce, ma nessuno sa quello che pensa.  Quando si accalorano aspettando un intervento più deciso, lui imperturbabile, come se non avesse capito,  sornione si gira e dice: “Peperoncino?”.

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