Sulla strada oggi c’era un uomo spregevole. All’inizio l’ho solo sospettato che fosse spregevole. Parlava ad alta voce, maleducatamente, al suo megacellulare. L’ho superato e sono andata dritta verso una delle migliori pizzerie a taglio di Roma. Ho trovato la fila, davanti a me tante persone, tra cui un uomo forse etiope, eritreo. Aveva qualche capello bianco era molto magro, e guardava la pizza con tristezza, un fatto che mi ha colpito: come si fa ad essere triste davanti una pizza al ciauscolo?

Dopo un po’, quando toccava all’uomo triste e magro, entra in pizzeria, superando tutti, l’uomo spregevole, continuando a urlare al telefono, come se il suo lavoro e la sua telefonata salvassero vite umane in cardiochirurgia e lui, a differenza di tutti noi in fila, non potesse attendere.

A quel punto l’imponderabile: fa due cenni all’africano indicando quale pizza volesse, birra e tipo di supplì.   L’africano, al suo turno, ordina la pizza, il supplì, la birra per l’uomo spregevole. Per sé nulla. E’ lì solo per fare la fila per il suo padrone. Lo spregevole paga e l’africano gli prende il cibo e glielo porge. Dopodiché torna affamato al suo lavoro, presumo per l’uomo spregevole. Sparisce nel nulla mentre il padrone mangia ingozzandosi, sempre al telefono, a gambe divaricate e petto in fuori.  Non ha pensato nemmeno per un attimo che un uomo all’ora di pranzo davanti a dieci teglie di pizza per mezz’ora avesse potuto aver fame come lui.

Chissà quale fame e sete e guerra e insetti e paure hanno spinto l’africano a questa nuova fame, forse minore, ma senza savana, terra, sole, onore, per di più condita da quelle umiliazioni che solo la prevaricazione è in grado di generare. Non è razzismo: è la violenta supremazia di chi nemmeno si accorge del suo peccato quotidiano contro l’uomo.

Regalaci un sorriso!
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