Una volta con il cameraman Michele Petruzziello, oggi a New York,  siamo stati a intervistare Marina Ripa di Meana a casa sua, nel centro di Roma. Non vi voglio raccontare l’episodio specifico, esilarante, ma inenarrabile per il rispetto che si deve ai defunti. Eravano li per l’IFAW, era l’epoca della campagna contro le pellicce di foche. Lei campeggiava placida con la sua personale pelliccia, e nient’altro, nei manifesti 4×3 di Roma. Il marito tornava a casa dal Parlamento, i carlini gironzolavano per approdare sulla chaise longue in salotto, la filippina stirava di là nella stanza servitù.

Lì capii una cosa: era, come diciamo noi a Roma, veramente “scocciata” e sicuramente superstiziosa.

Le devo comunque un post di rispetto per tutte quelle volte in cui, insieme ai fotografi, ci rendevamo conto che la serata non avrebbe “svoltato” approdando a un servizio vendibile , per mancanza di spunti. Poi arrivava lei, “eccola  ‘sta matta” dicevano sfregandosi le mani i paparazzi, Pizzi sfoderava il raro sorriso sornione, Sirolesi metteva a fuoco. Marina sicuramente indossava qualcosa destinato a far parlare di sè, in genere scarpe o cappelli dai risvolti circensi. Come minimo si prendeva a capelli con qualcuna, o si spogliava, o faceva qualcosa “fuori dell’ordinario”, rendendo una serata qualunque, una serata quantomento da “diario notturno”de Il Messaggero, se non da “Periscopio” di Panorama. Non sapeva cantare, ballare, recitare, dipingere, eppure, molto prima dei reality, ha capito che il talento non è ascrivibile a categorie troppo specifiche, soprattutto in Italia. Per me era una che aveva il talento di creare la notizia e farmela vendere. E di togliermi dalle lunghe attese Sulla Strada a bordo del tappeto rosso del Gilda o del Follia.

Regalaci un sorriso!
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